4 baffi in padella

ricette, recensioni e divagazioni in cucina

Da Pepi sciavo a Trieste

pepi sciavoAndare a Trieste e non mangiare il bollito è una di quelle cose che non possono essere perdonate. E andare a Trieste e non andare a mangiare il bollito da Pepi Sciavo è una di quelle cose che possono essere perdonate ancor meno. Quindi andate, se passate a Trieste a mangiare il bollito da Pepi. Perché così è da fare e così va fatto.
Ora però è giusto capire innanzitutto cos’è il bollito per Trieste. Esso non è solo un piatto, ma un’usanza, perché il bollito non lo si mangia solo a pranzo o cena, ma quando si vuole durante l’arco del giorno, magari chiuso in un panino, sia a passeggio (anche se quasi mai), sia all’interno di uno dei tanti buffet che sono ancora aperti in città. Il bollito classico è misto per convenzione, ma si può scegliere quello che si vuole. Ci trovate la porcina, o meglio porzina (coppa di maiale), che è poi la specialità di Trieste, il carrè, la pancetta, il cragno (salsicce), testina o la vienna (wurstel) da mangiare sia in piatto che in un panino. Accostato con senape e cren è poi la fine del mondo. Buono anche il prosciutto cotto tagliato a mano, anch’esso sia al piatto che in panino.
Il locale è piccolo e spartano com’è giusto che sia un buffet a Trieste. Si entra per la cosiddetta botta e via, per uno spuntino veloce, oppure giusto per prendere un panino e andarsene per le vie del centro, magari con una birretta sullo stomaco per agevolare la digestione.
Pepi è così. Un’istituzione, un posto da non perdere per nessuna cosa al mondo. Un mondo all’interno di Trieste, che è un mondo all’interno dell’Italia, una cosa che non puoi capire se non ci passi un po’ di tempo e che comunque non potrai capire mai del tutto e io a Trieste c’ho vissuto 4 anni.
Pepi è posto da 5 baffi. Giudizio insindacabile. Certo è un po’ costoso (3.5 euro un panino, non si sta sotto i 12 euro per un piatto di bollito), però per una volta ce lo si può permettere perché ne vale davvero la pena.
Chiudo con una poesia che scrissi a Trieste, da Pepi.

Alla fine sono ancora qua
città maledetta
eterna dormiente
ma mi viene difficile dimenticarti
azzerarti e distruggerti
e dire che da quando da te me ne andai mi sembrò redenzione
un raggio di luce che finalmente scaldava
eravamo ai ferri corti
un odio era nato
che ancora non capivo
non avevo imparato a comprendere
poi tante cose
novità invadenti e invitanti
e un’amante più vera più grande assuefante
le luci del sud
il loro calore
l’essenza di una grande passione
e comunque ancora qua
prima o poi ritorno sempre da te
come una droga
un’inconsapevole e idiota attrazione
nonostante tutto
nonostante ricordi e incomprensioni
cose che credevo importanti andate e perse per strada
è che sei un equivoco costante
una lontananza amabile ed evanescente
che penetra le ossa e ti fotte il cervello
una patria galera omicida
distruttiva e da sindrome
una grande mammella
tenera da tenere in mano e dormirci.

Buffet da Pepi
Via della Cassa di Risparmio 3
34121 Trieste
Tel 040 – 366 858
Chiuso la domenica

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